Server HP DL380G5, nuovo ancora profumato: la seconda cosa che installo dopo gli aggiornamenti è il software di controllo dell’UPS, collegato via seriale. Funziona alla prima e non ci bado più, ma dopo un po’ mi accorgo che la porta seriale non “parla” più con l’UPS; smanetto qui e là, mi assicuro che l’interfaccia del gruppo funzioni bene collegata ad un PC lì vicino, e verifico che la seriale del server non si connetta neppure alla porta console del firewall, faccio le consuete acrobazie con la gestione dispositivi di Windoze (e mi stupisco di ricordare ancora a memoria IRQ e I/O base delle porte seriali) dopodiché chiamo HP. Solerti e veloci come sempre, mi fanno aggiornare il BIOS e modificare qualche parametro. Nella fattispecie, disabilitare la CLI nel BIOS della ILO2, disattivare la COM2 virtuale, e verificare l’impostazione “AUTO” della seriale di management nel BIOS del server. Reboot e nulla di fatto: “Il server ha meno di 30 giorni, avviamo la pratica di sostituzione integrale”, mi dicono.

Spinto dalla curiosità e dalla pigrizia, visto che non ho nessuna voglia di smontare e rifare questo server, invoco San Google che mi traghetta su un forum HP, sul sito HP, di utenti HP che hanno il mio problema. Soluzione: spegni tutto, stacca gli alimentatori e vai a prendere un caffè che duri almeno 5 minuti, torna, ricollega l’alimentazione ma non la seriale e riaccendi. Collega la seriale a caldo e tutto automagicamente si rimette a funzonare, e rimane “funzionato” anche dopo un arresto del sistema e un riavvio cautelativi. Per questa volta il server non lo devono cambiare, ma chissà perché non sapevano come risolvere il problema: non leggono i loro forum?(*) :-)

E adesso un po’ di keyword per i colleghi che passano di qui: DL380 G5, problemi alla porta seriale, COM1 non funzionante.

(*) …fora?

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Di: Andrea - 10/11/2008

Per aggiornare Symantec Endpoint Protection con Symantec Network Access Control, installare Symantec Endpoint Protection Manager per Symantec Network Access Control sui computer su cui viene eseguito Symantec Endpoint Protection Manager per Symantec Endpoint Protection. Per aggiornare Symantec Network Access Control con Symantec Endpoint Protection, installare Symantec Endpoint Protection Manager per Symantec Endpoint Protection sui computer su cui viene eseguito Symantec Endpoint Protection Manager per Symantec Network Access Control.

Avvertimento: È necessario arrestare il servizio Symantec Endpoint Protection Manager prima di aggiornare l’installazione esistente di Symantec Endpoint Protection Manager. Se non viene arrestato, si può danneggiare l’installazione esistente di Symantec Endpoint Protection Manager.

Sopra la panca il sistemista campa, sotto la panca il sistemista crepa.

(Qui la prima puntata)

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Di: Andrea - 10/11/2008

SonicWallSonicWall Express è una distribuzione firewall open source, basata su GNU/Linux. Include un subset del sistema GNU/Linux, in tal modo non vi è necessità di installare un sistema operativo. SmoothWall si configura tramite una semplice GUI via browser, e non richiede alcuna conoscenza di Linux per essere installato o configurato.
E’ molto utile nel caso in cui si voglia un buon firewall a costo praticamente nullo: gira infatti su hardware datato, e basta poca RAM e pochissimo disco fisso. Io lo uso spesso se i clienti hanno bisogno di un secondo firewall per un periodo limitato, oppure in casi di emergenza quali ad esempio un guasto.
Ne ho installati diversi e non ho mai avuto il minimo problema di stabilità o di prestazioni. Se si desidera usare la funzione di proxy, anche trasparente (ha dentro Squid), serve una macchina un pelo più potente e con disco fisso di capacità adeguata. Per i più tecnici dirò che l’ultima versione è basata su IPTables.
Supporta: DMZ, NAT, PAT e port forwarding, VPN, connessioni via LAN, linea telefonica, ISDN o ADSL (alcuni modelli). Ulteriori info le trovate qui. Attualmente è giunta alla release 2.0. Funziona anche con Fastweb residenziale.
L’unica mancanza? Non filtra il traffico in uscita, lascia passare tutto da LAN a WAN. D’altra parte la stessa azienda ha in catalogo un prodotto commerciale con molte più features.
Ho intenzione di scrivere un tutorial in italiano per l’installazione e la configurazione di questo ottimo prodotto.

Aggiornamento: Ho scritto un tutorial per l’installazione, prima parte e seconda parte .

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Di: Andrea - 02/08/2004

Ora che ci penso è tipo la terza volta che devo risolvere il problema perché mi sono dimenticato di cosa avevo fatto le altre volte, ergo ne scrivo qui.

Il servizio POP3 di Exchange Server rifiuta la connessione segnalando nome utente e/o password sbagliati; accedendo via telnet si scopre che la casella esiste, quindi il nome utente è corretto, ma la password viene rifiutata; se l’utente fosse sbagliato, Exchange segnalerebbe come inesistente la casella postale. Una volta accertato al di là di ogni dubbio (mai fidarsi dell’utente) che le credenziali sono corrette, possiamo attivare i log diagnostici per capire meglio cosa succede. Dalle proprietà del server Exchange, nel System Manager, andiamo alla linguetta “Diagnostic Logging”. L’ultima voce è il servizio POP3SVC, scegliamolo e nelle “Categories” attiviamo il log “Authentication” con “Logging Level” impostato su “Maximum” e confermiamo il tutto. Non ricordo se il servizio deve essere riavviato, nel dubbio se ve ne è la possibilità è meglio far ripartire tutto Exchange tramite il servizio “Microsoft Exchange System Attendant”.

A questo punto proviamo a fare un paio di accessi alla casella incriminata via POP3 e andiamo a controllare l’Event Viewer alla sezione Applicazione. TA-DA! l servizio POP3SVC ci segnala un paio di errori 1022; basta consultare il sito che dà un senso alla vita di un sistemista e trovare che: “This behavior occurs because the value in the User Logon Name (Pre-Windows 2000) box does not match the value in the Mailbox Alias box”.

Apriamo le proprietà dell’utente in “Active Directories User and Computer” e verifichiamo che effettivamente il “Mailbox Alias” è diverso dal “Logon Name”; modifichiamolo di conseguenza ed il problema è risolto.

Possiamo quindi bullarci alla macchinetta del caffè.

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Di: Andrea - 09/11/2008

Alla fine del 2004 è successa una cosa che ha cambiato la storia dei PC desktop ed ha segnato la fine di un’era: Lenovo, il più grande produttore cinese di personal computer ha acquistato tutta la divisione desktop di IBM. Per un periodo i prodotti sono stati commercializzati con il marchio IBM/Lenovo, da un paio d’anni a questa parte il logo IBM è definitivamente sparito; per cercare di rassicurare la clientela e mantenere la continuità, le linee dei prodotti sono state cambiate poco o nulla, almeno per quanto riguarda design e packaging.

In quasi tutte le aziende che seguo, i PC sono sempre stati HP, IBM o Acer; qualche volta Dell, ma solo nelle aziende più grosse che hanno accordi quadro direttamente con il produttore; i clienti che desideravano mantenere omogeneità con il loro parco macchine IBM, sono tranquillamente passati ad acquistare Lenovo.

Durante tutta la fase di doppio marchio IBM/Lenovo, devo dire che i prodotti erano indistinguibili dai soliti robusti, infaticabili (brutti?) muli a cui ero abituato. Tutta la serie NetVista bianca e nera è stata eccezionale: i vecchi 300GL funzionavano anche se li prendevi a mazzate, tipo Terminator. A tutt’oggi non è tanto infrequente trovarne ancora qualcuno che fa eroicamente il suo mestiere con win98 o win2000, e stiamo parlando di computer di quasi 10 anni fa.

Le mie perplessità sono cominciate quando è definitivamente scomparso il logo IBM dal marchio: i desktop sono rimasti ottime macchine dal punto di vista della ingegnerizzazione, della qualità di assemblaggio e di ordine e pulizia interni, ma la qualità dei materiali ha cominciato a scendere. Fin qui ok, ci può anche stare, saranno economie di scala, chissà. Quello che mi preoccupa di più è che una buona fetta di queste macchine comincia ad avere problemi dopo pochi mesi di utilizzo, senza parlare di quelle che arrivano rotte, un caso impensabile con IBM (o almeno mai successo a me in tanti anni).

Ventole rotte o esplose, motherboard defunte, bios buggati sono solo alcuni dei problemi che ho riscontrato, al punto che qualche settimana fa l’ultimo cliente storico IBM ci ha comunicato che non vuole più roba Lenovo, e ci ha ordinato due nuovi HP.

Probabilmente sono sfortunato io, e comunque non faccio certo statistica portando solo la mia esperienza, certo che se succede a tutti così, questi nel giro di pochi anni non vendono più nulla, ed è un peccato. Sarò anche un illuso nostalgico idealista, ma ho sempre pensato che la qualità, a lungo termine, paga sempre, così come prima o poi se ne paga la mancanza.

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Di: Andrea - 04/11/2008

Sono riuscito ad importare con successo un blog da Iobloggo a WordPress, utilizzando un importer che Federico Trabucchi mi ha inviato via posta, dopo che a sua volta lo aveva salvato dal blog di Marco Borromeo che adesso non esiste più. La procedura è abbastanza semplice, ma prevede qualche accorgimento.

Per evitare di pasticciare con il database di un blog “in produzione” è meglio utilizzare un blog vuoto installato per l’occasione; il fatto che sia locale o online non ha la minima importanza, anche se nel primo caso si fa un po’ prima. Una volta finita l’installazione provvediamo a copiare i due file iobloggo.php e pclzip.lib.php nella cartella wp-admin/import, e come ultima cosa in “Impostazioni”–>”Varie” controlliamo che la cartella di upload sia impostata al default wp-content/uploads e che non sia selezionata la casella “Organizza gli upload in cartelle sulla base di mese e anno”.

Adesso procuriamoci il file esportato da iobloggo: da “Amministra” scegliamo “Esporta archivi”, poi “CSV” e “Inizia esportazione”; dopo qualche momento apparirà il link per scaricare un file .zip che provvederemo a decomprimere; nel mio caso ne è risultata una profonda ramificazione di cartelle, qualcosa tipo home\angy\iobloggo.com\admin\export\tmp\51807_20081030215529\, dentro la quale ho trovato 11 file .txt; questi file vanno uploadati via FTP nella cartella wp-content/uploads.

A questo punto dal blog di destinazione scegliamo “Gestione”–>”Importa”–>”IoBloggo” e da qui in poi seguiamo le indicazioni dello script, che dopo l’upload del file .zip ci chiederà di confermare le varie fasi dell’importazione. Se avete molti post e commenti da importare è un po’ noioso perché per qualche ragione vi viene chiesto di confermare ogni 15/20 righe, ma si sopravvive.

La procedura funziona molto bene, a patto di seguire scrupolosamente le indicazioni qui sopra. Al termine, se ne avete bisogno, potrete esportare post e commenti per poi reimportarli altrove.

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Di: Andrea - 30/10/2008

“Per festeggiare Halloween farò dei Ghost.”

A (parziale) discolpa posso dire che non è mia ma di un collega.

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Di: Andrea - 29/10/2008

Sean Carlos mi segnala un questionario/quiz sul SEO partito ieri. Appena ho un attimo gli do un’occhiata; di solito non segnalo queste cose, ma tanto per ribadire l’ambito personale di questo blog, lo faccio soprattutto perché Sean mi ha dato l’impressione di essere una persona gradevole e simpatica, le poche volte che l’ho incontrato.

(Link diretto)

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Di: Andrea - 29/10/2008

Dopo così tanti anni che faccio questo mestiere, riesco ancora a divertirmi come un bambino: oggi ho montato un rack completo e l’ho riempito con 15.000 euro di hardware, quasi mezza tonnellata di roba: solo i due gruppi batterie dell’UPS pesavano 98 Kg ciascuno. Ci ho messo sette ore e avrò avvitato millemila viti. Una specie di Lego, ma più divertente.

Sono nato, vivo, e morirò nerd, non ci posso fare nulla.

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Di: Andrea - 24/10/2008

Questo è uno dei nostri server. Sta funzionando ininterrottamente dal 6 maggio del 2004.

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Di: Andrea - 23/10/2008

Disclaimer: roba personale che non interessa a nessuno, ma se lo scrivo mi sento meglio.

Diversamente a quello che si potrebbe pensare, non ho una concezione particolarmente animistica degli oggetti dei quali mi circondo: i miei computer hanno nomi qualunque, di solito non mi affeziono alle cose e quando mi capita di sostituire qualcosa non ho grandi trasporti emotivi o affettivi. Nella mia vita ho avuto tre auto, un motorino, tre Vespe, due moto e uno scooter; tra tutti devo dire che l’unica che mi ha dato un qualche dispiacere al momento della sostituzione o dipartita è stata lei. L’avevo cercata e trovata nell’estate del 2004; scovata in un paesino del modenese, semiabbandonata davanti alla casa del signor Adelmo. Già all’epoca era una signora attempata, quest’anno ha compiuto 20 anni di carriera. A causa di quell’indicatore di temperatura che non mi decidevo mai a far riparare, non mi sono accorto della perdita di un manicotto del circuito del liquido di raffreddamento. Risultato: guarnizione della testata “bruciata”; in più avrei dovuto spendere 700 euro solo per sapere se ne sarebbero serviti altri 2000 per la riparazione. Quando qualcuno si è offerto di acquistarla così com’era, la ragione ha avuto il sopravvento e l’ho ceduta.

Dal punto di vista razionale era un’auto priva di ragion d’essere per l’uso che ne facevo: 2500cc diesel aspirato, 90CV per più di due tonnellate, consumi da portaerei, classe euro-niente. Al tempo dell’acquisto pensavo che mi sarei divertito a fare del fuoristrada di cui all’epoca ero appassionato, ma per diverse ragioni non l’ho mai usata per quello, e alla fine la usavo quasi solo per accompagnare Beatrice all’asilo. Grandissima sicurezza, ma a scapito altrui: ci sono pochi mezzi che ti possono preoccupare quando pesi 2000 chili, hai un telaio (no carrozzeria portante) grosso e duro come un binario, e la parte più bassa della tua carrozzeria è sopra il livello medio del cofano di una berlina. Sì, perché le avevo anche fatto fare un po’ di assetto per alzarla, con il risultato di non poter più entrare nei parcheggi coperti. I pneumatici tassellati fanno un rumore d’inferno e fanno vibrare l’abitacolo, inoltre allungano gli spazi di frenata; meno male che a causa del motore sottodimensionato, di correre non se ne parla. Per tutte queste ragioni, benché si trattasse di un veicolo molto comodo, non l’ho mai utilizzata per viaggiare.

Naturalmente avrete capito che scrivo tutte queste cose per cercare di convincermi che razionalmente ho fatto la scelta giusta, in realtà tutti questi difetti sono le cose che me la facevano adorare. Non ho mai avuto un mezzo così sanguigno e sincero, capace di trasmettere sensazioni, difficile da guidare ma proprio per questo gratificante. Era vecchia, ma costruita in Austria con precisione orafa e grandissima qualità di materiali e assemblaggio; ogni parte accuratamente progettata e sovradimensionata per l’utilizzo a cui l’auto è destinata. I due differenziali con blocco manuale sono studiati per sopperire alla limitata escursione delle sospensioni di serie, i mozzi alle ruote anteriori non sono “liberi” per maggior robustezza, anche se a scapito degli attriti: in modalità 2×4 le ruote anteriori trascinano giunti, semiassi, il differenziale anteriore e metà dell’albero di trasmissione. Dalle poche uscite in fuoristrada la ricordo come un veicolo lento ma quasi inarrestabile, adatto a superare i passaggi lentamente e in aderenza, senza l’irruenza delle cugine giapponesi o americane. Anche Beatrice subiva il fascino della vecchia “G”, e appollaiata lassù sul suo seggiolino osservava l’esterno in posizione privilegiata. Adesso l’ho ceduta a qualcun altro che ne farà un uso più consono, meglio così.

Difficilmente possiederò mai più un veicolo del genere, non fosse altro che per il fatto che per ragioni tecniche e legislative, auto così non ne verranno più prodotte; mi pare che non sia più possibile commercializzare auto dotate di telaio, ad esempio, per non parlare dei consumi.

Probabilmente sarà l’età che avanza, le crisi della mezz’età e tutte quelle cose lì, ma neppure quando ho venduto la moto mi sono sentito così.

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Di: Andrea - 20/10/2008