Disclaimer: roba personale che non interessa a nessuno, ma se lo scrivo mi sento meglio.

Diversamente a quello che si potrebbe pensare, non ho una concezione particolarmente animistica degli oggetti dei quali mi circondo: i miei computer hanno nomi qualunque, di solito non mi affeziono alle cose e quando mi capita di sostituire qualcosa non ho grandi trasporti emotivi o affettivi. Nella mia vita ho avuto tre auto, un motorino, tre Vespe, due moto e uno scooter; tra tutti devo dire che l’unica che mi ha dato un qualche dispiacere al momento della sostituzione o dipartita è stata lei. L’avevo cercata e trovata nell’estate del 2004; scovata in un paesino del modenese, semiabbandonata davanti alla casa del signor Adelmo. Già all’epoca era una signora attempata, quest’anno ha compiuto 20 anni di carriera. A causa di quell’indicatore di temperatura che non mi decidevo mai a far riparare, non mi sono accorto della perdita di un manicotto del circuito del liquido di raffreddamento. Risultato: guarnizione della testata “bruciata”; in più avrei dovuto spendere 700 euro solo per sapere se ne sarebbero serviti altri 2000 per la riparazione. Quando qualcuno si è offerto di acquistarla così com’era, la ragione ha avuto il sopravvento e l’ho ceduta.
Dal punto di vista razionale era un’auto priva di ragion d’essere per l’uso che ne facevo: 2500cc diesel aspirato, 90CV per più di due tonnellate, consumi da portaerei, classe euro-niente. Al tempo dell’acquisto pensavo che mi sarei divertito a fare del fuoristrada di cui all’epoca ero appassionato, ma per diverse ragioni non l’ho mai usata per quello, e alla fine la usavo quasi solo per accompagnare Beatrice all’asilo. Grandissima sicurezza, ma a scapito altrui: ci sono pochi mezzi che ti possono preoccupare quando pesi 2000 chili, hai un telaio (no carrozzeria portante) grosso e duro come un binario, e la parte più bassa della tua carrozzeria è sopra il livello medio del cofano di una berlina. Sì, perché le avevo anche fatto fare un po’ di assetto per alzarla, con il risultato di non poter più entrare nei parcheggi coperti. I pneumatici tassellati fanno un rumore d’inferno e fanno vibrare l’abitacolo, inoltre allungano gli spazi di frenata; meno male che a causa del motore sottodimensionato, di correre non se ne parla. Per tutte queste ragioni, benché si trattasse di un veicolo molto comodo, non l’ho mai utilizzata per viaggiare.
Naturalmente avrete capito che scrivo tutte queste cose per cercare di convincermi che razionalmente ho fatto la scelta giusta, in realtà tutti questi difetti sono le cose che me la facevano adorare. Non ho mai avuto un mezzo così sanguigno e sincero, capace di trasmettere sensazioni, difficile da guidare ma proprio per questo gratificante. Era vecchia, ma costruita in Austria con precisione orafa e grandissima qualità di materiali e assemblaggio; ogni parte accuratamente progettata e sovradimensionata per l’utilizzo a cui l’auto è destinata. I due differenziali con blocco manuale sono studiati per sopperire alla limitata escursione delle sospensioni di serie, i mozzi alle ruote anteriori non sono “liberi” per maggior robustezza, anche se a scapito degli attriti: in modalità 2×4 le ruote anteriori trascinano giunti, semiassi, il differenziale anteriore e metà dell’albero di trasmissione. Dalle poche uscite in fuoristrada la ricordo come un veicolo lento ma quasi inarrestabile, adatto a superare i passaggi lentamente e in aderenza, senza l’irruenza delle cugine giapponesi o americane. Anche Beatrice subiva il fascino della vecchia “G”, e appollaiata lassù sul suo seggiolino osservava l’esterno in posizione privilegiata. Adesso l’ho ceduta a qualcun altro che ne farà un uso più consono, meglio così.
Difficilmente possiederò mai più un veicolo del genere, non fosse altro che per il fatto che per ragioni tecniche e legislative, auto così non ne verranno più prodotte; mi pare che non sia più possibile commercializzare auto dotate di telaio, ad esempio, per non parlare dei consumi.
Probabilmente sarà l’età che avanza, le crisi della mezz’età e tutte quelle cose lì, ma neppure quando ho venduto la moto mi sono sentito così.
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